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Spettacoli svolti in passato (2007 - 2008): "Gli Itagliani"
Gli Itagliani è costruito con la formula di singole scene che si susseguono a descrivere ciascuna le peculiarità di una determinata maschera ed il suo inserimento all'interno della Storia della Commedia dell'Arte. Tutto sarà accompagnato da un commento fuori campo di un attore che meglio illustrerà il percorso storico artistico in questione. Si passerà dalla maschera primordiale dello Zanni, all'ultima maschera presa in esame, e che forse, più delle altre, resiste sulle nostre scene, cioè Pulcinella. Passando naturalmente dal Capitano Spaventa, spaccone e vigliacco allo stesso tempo, al Pantalone dei Bisognosi, splendida parodia del mercante veneziano ricchissimo, ma altrettanto avaro, al notissimo Arlecchino.

Lo spettacolo si dipana per circa un' ora tra divertenti lazzi ed esilaranti giochi linguistici, che costituivano poi l'altra grande peculiarità dei Comici dell'Arte. In scena ci saranno tre attori, che si alterneranno nelle parti delle Maschere ed un attore al quale sarà assegnato il compito di narrare in maniera seriosa tutta la storia. Saranno inoltre in scena due musicisti con strumenti antichi quali il Liuto e la Viella. Strumenti appartenenti alla tradizione dei jongleurs medievali, considerati dagli storici come gli antesignani dei Comici dell'Arte. Il repertorio musicale di accompagnamento allo spettacolo è costituito dai Canti dei Goliardi medievali e dalle Cantigas di Santa Maria, queste ultime raccolte dal Codice voluto da Alfonso El Sabio, qui presentati in versione strumentale.

Spettacoli svolti in passato (2008): "La Tempesta dei Comici"
Siamo nel 1611 e Prospero Duca spodestato di Milano, dopo aver vissuto dodici anni di esilio in un?isola pressoché deserta assieme alla figlia Miranda, al selvaggio Caliban e allo spirito Ariel, assume poteri magici per scatenare una tempesta e far così naufragare il re di Napoli e il proprio fratello Antonio, autori del suo esilio. Prospero riuscirà così a far espiare le loro colpe, riacquistare il regno perduto, e,dopo aver sollecitato il matrimonio di Miranda, tornare a Milano.

Lo Spettacolo.

La Tempesta dei Comici nasce da un?idea di Maurizio Sborgia. Il lavoro si è sviluppato attraverso uno studio collettivo di analisi e confronto fra il testo shakespeariano e un canovaccio di Commedia dell?Arte dal titolo ?L?Arcadia Incantata?. Lo stesso appartiene ad una delle raccolte Casamarciano di fine XVII secolo dove, non a caso, un mago scatena una tempesta per poter compiere una vendetta sui superstiti. In seguito, dopo aver destrutturato il testo shakespeariano , si è proceduto alla trasposizione di parte di esso al canovaccio di Commedia dell?Arte con relativo lavoro degli attori sulle improvvisazioni guidate dal regista. Il risultato ottenuto è un esilarante lavoro comico. La compagnia, partendo da una drammaturgia complessa e improvvisando con le sintetiche indicazioni del canovaccio, riscrive un?opera nuova, un vero lavoro artigianale, caratteristica peculiare dei Comici dell?Arte di quel tempo.

La stessa peculiarità, ha portato la Compagnia ad introdurre nei propri lavori delle maschere abruzzesi, suscitando un interesse maggiore del pubblico. Nei suoi scritti lo stesso Andrea Perrucci raccomandava: ?Ogni paese ha il suo linguaggio grazioso tolto dal plebeo e così ognuno può formarselo a suo capriccio, o sia da? lombardi il Bergamasco, da? romani il don Pasquale, da? palermitani i Travaglini o Tabbarani, che vuol dire persona sciocca, da? messinesi il Giovannello, e nel regno quaratini, leccesi, appruzzesi e simili, dipendendo ciò dal gusto e dall?uso del paese. (Dell?Arte rappresentativa premeditata e all?improvviso. Napoli 1616).

La scenografia minima è stata ricostruita con sapiente stile rinascimentale da Pierpaolo Bisleri e ricalca quella particolare atmosfera che si respirava a quel tempo negli unici luoghi di aggregazione: la piazza e la corte.

Spettacoli svolti in passato (2008 - 2009): "Epicurus"
Alte clamat Epicurus:
Venter satur est securus
Venter deus meus erit
Talem deum gula querit
Cuius templum est coquina
In qua redolent divina

Questi versi goliardici ispirano uno spettacolo di piazza interamente basato sulla follia, tema assai di moda nel basso medio-evo, tanto da spingere la nobiltà del tempo a procurarsi uno o più matti o fools o finti-matti che facessero da contrappunto ai raffinati costumi delle corti europee.
Nella nostra contemporaneità questo spettacolo serve a riscoprire il bisogno dei folli, che si divertono a misurarsi con la realtà di un mondo apparentemente abitato da savi, ma nella consapevolezza che questi ultimi hanno ancora bisogno dei buffoni per ridere... per vivere.
I canti medievali sono uno sfondo che conferisce un clima di sacralità e grandezza alle buffonate e alle cialtronerie dei due attori, che non esitano a esaltare le bassezze del corpo, i piaceri del ventre e del vivere secondo i precetti del pensatore Epicuro così come interpretato dai goliardi.
Oltre alle buffonate vi sono veri e propri numeri di abilità acrobatica, di giocoleria e di fachirismo, tutti doverosamente stemperati e dissacrati. L'uso del fuoco accentua ancora di più il clima di sacralità, che viene ancora una volta metodicamente contrastato da buffonate.
Il vino, simbolo dell'ubriachezza e nello stesso tempo sangue di Cristo, è un elemento che diventa centrale quando uno dei buffoni si esibisce in un improbabile quanto elaborato tuffo in questo nettare sacro e profano al tempo stesso.
Lo spettacolo è proponibile non solo per le rievocazioni storiche ma anche per piazze, taverne, serate goliardiche e per ogni occasione in cui ci si voglia divertire.

Spettacoli svolti in passato (2007 - 2009): "Histriones et Joculatores"
'Histriones et Joculatores' è una performance di artisti di strada che prevede la presenza di un numero di artisti variabile da due a quattro, pensata a partire dalla condizione dei giullari medievali, i quali forti della propria abilità artistica, cercavano di sopravvivere in un'Europa cristiana e feudale che ufficialmente li emarginava.
La dimensione ludica e grottesca che fa capo al carnevale del medio evo, continuemante bersagliato dalla censura della Chiesa, viene messa in risalto grazie alle strambe azioni dei giullari, capaci di catturare l'attenzione del pubblico offrendo a quest'ultimo uno spettacolo che suscita senzazioni che vanno dalla risata allo stupore.
L'esaltazione del grottesco, la tendenza agli eccessi del carnevale, quale sfogo che precede le privazioni della quaresima, sono i temi delle nostre performances giullaresche.
L'idea che sta a fondamento di 'Histriones et Joculatores' è quella di non seguire alcun canovaccio. Quest'ultimo è infatti un elemento tipico degli spettacoli di un'epoca successiva: quella del Rinascimento, in riferimento alla Commedia dell'Arte e alla nascita del teatro vero e proprio. Il giullare medievale è invece un artista che fa bella mostra della propria abilità e del proprio status di ufficialmente escluso.
Si tratta dunque di una serie di improvvisazioni, accompagnate da musica medievale originale eseguita con srtumenti antichi filologicamente ricostruiti grazie allo studio dell'iconografia medievale.
Segnaliamo tra le performances, numeri di giocoleria, giochi di fuoco, fachirismo, buffonate, equilibrismo, acrobatica.<br>Vedi anche la descrizione sul sito ufficiale della Compagnia dei Mastri Clown

Peccato, devozione, marginalità e follia
Il giullare "rappresenta l'aspetto fragile degli eroi del Medioevo" [J. Le Goff, "Eroi & Meraviglie del Medioevo", ed. Laterza, 2005, p. 124].

Se i Padri della Chiesa non risparmiano condanne verso coloro che si esibiscono intrattenedo il pubblico, una parziale riabilitazione sociale e morale si ha a partire dalla metà del XI secolo con l'avvento dei trovatori e in seguito dei trovieri. Inoltre San Francesco d'Assisi si fa "Giullare di Dio", nobilitando la condizione di umiltà propria dei giullari girovaghi che vivevano di questua. Il Giullare, dunque, può tendere al bene o al male: può essere giullare di Dio o del diavolo.

Il Giullare si trova in un limbo poiché non appartiene ad alcuna categoria sociale: non trova posto tra gli oratores, bellatores e laboratores; è un essere marginale, come spesso viene rappresentato nelle miniature, ai margini dei manoscritti.

Solo un miracolo può portarlo ad un riconoscimento sociale: è il caso della Confrérie des Ardentes di Arras, la cui esistenza è documentata già dalla fine del XII secolo. Due giullari sono protagonisti di un miracolo mariano nel bel mezzo di una pestilenza: la Vergine appare ai due istrioni con una candela e guarisce parecchi malati. Così ogni anno i giullari della confraternita celebrano l'evento con una candela miracolosa.

Se si dovesse collocare un giullare, gli unici luoghi in cui inserirlo sono quelli della festa e del carnevale, luoghi peraltro non reali ma simbolici. Eccezionalmente, anche quello della devozione, come nel già citato miracolo oppure come suggerisce la vicenda del giullare di Notre Dame che si esibisce avendo come pubblico la statua della Madonna con Bambino.


A partire dal XV secolo si impone la figura del buffone di corte, spesso rappresentato nell'iconografia dell'epoca con elaborati costumi a strisce verticali e con cappucci provvisti di sonagli o di orecchie d'asino. La presenza costante di uno o più buffoni a corte suggerisce l'esistenza di una sorta di moda della follia presso la nobiltà quattrocentesca. Il giullare-buffone gode di certe licenze e rappresenta una follia tollerabile ed esorcizzata che fa da contrappunto ai raffinati costumi delle corti europee.

Il bisogno di follia è un fenomeno che interessa anche le categorie sociali non nobiliari. Infatti a partire dal XII secolo negli ambienti monastici dilagano le feste dei folli che seguono il Natale. Con il progressivo divieto da parte delle gerarchie ecclesiastiche di celebrare questi riti carnevaleschi nei luoghi di culto, i monaci e i chierici, intorno al XV secolo, escono dalle loro sedi per portare le feste dei folli nei villaggi e nei borghi, coinvolgendo tutto il popolo. Simbolo di queste feste è l'asino, animale che diventa emblema della follia stessa, di cui si appropriano i giullari-buffoni, che non a caso indossano spesso strambi copricapi con orecchie d'asino.

Peccato, devozione, marginalità e follia sono i quattro ingredienti che ispirano una ricostruzione di una figura complessa e difficilmente decifrabile, ma capace in ogni caso di ammaliare.


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