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Non solo di Tango Argentino si parla in questo spettacolo, nato dall'incontro tra tango argentino, folklore e clowneria. Tutto è ambientato nel patio, il cortile luogo di incontri tra i personaggi del mondo del tango, specchio della sua radice più popolare, la strada, il porto, i bordelli, le milonghe i vicoli bui dove la mala svolgeva i suoi loschi affari. Atmosfere dense di quella filosofia di vita e di quelle icone arricchite e allo stesso tempo caricate dalla semplice e geniale comicità di un clown che interviene giocando con tutto questo, contribuendo a rendere diverso questo da qualsiasi altro spettacolo di tango! Possiamo decisamente definirlo uno spettacolo di teatro-danza e arte di strada adatto a qualsiasi tipo di pubblico compresi i bambini, dove si ripercorrono tutti i personaggi del tango attraverso la musica: il compadrito, il mafioso con fama de danzarin, la Madame e le puttane delle quali era possibile innamorarsi alla luce di un 'farolito' in stile 'liberty', senza vergogna, senza falsi pudori o finti moralismi (senza che questo implichi lo scadere in volgarità alcuna)! L'altra anima che si vuole rappresentare è quella del folklore argentino, nato nella campagna lontano dal tessuto urbano e dall'abbraccio del tango. Danza che esalta la forza e la estrema abilità del gaucho argentino, sia nel ballo di coppia (Chacarera , zamba entrambe danze di corteggiamento) che nel malambo, ballo solista eseguito dall'uomo con i piedi, lancia, coltello, boleadoras strumento di difesa e di caccia per scandirne i ritmi. Così rappresentando entrambe le danze, quella della città di Buenos Aires e quella di tutto il resto del Paese si unisce tutta la tradizione argentina. Articolo di Gianni Cordova sullo spettacolo 'TangOtto' Turbine e mistero, corpi avviluppati ad una stessa vibrazione... Tango. Capace di far sognare persino chi - il clown - nel sogno e di sogno vive, ripetendo i gesti della sua stralunata quotidianità (naso a ciliegia, spruzzatina d'acqua sui capelli canuti di uno spettatore anziano che protesta, passata di ramazza sulle scarpe di un bambino in prima fila). Irrompe il Tango, panacea della solitudine che rende più solo il clown, l'altro di tutti che abita l'assurdo di ciascuno, l'altrove a parte. Semplice, lontano e sconosciuto. Tango... il clown non si accontenta più dei confini imposti dalla sua condizione e cerca per sé ciò che sa di essere per gli altri: un doppio da fronteggiare, avviluppandolo ad una stessa vibrazione. In un pastrano infila il braccio e mezzo corpo e balla. La mano (la sua mano, ma ormai evoca troppe cose per essere soltanto la sua mano) lo accarezza, lo schiaffeggia, torna ad accarezzarlo. Il clown si scinde... si ricompone... si dilegua mentre tango e ballerini invadono la scena, fino a quando ricompare, vestito ormai da tanghero e balla con gli altri. Ha trovato il su doppio, la dama che gli regala una sintonia troppo perfetta per non essere trucco. Ma questa volta non è un gioco di prestigio, è l'inizio di un viaggio nuovo alla ricerca della propria identità. Non cercate in guillari e buffoni gli antenati di questo clown. Magari, se proprio ne avete voglia e vi avanza un po' di tempo, provate nelle periferie delle emozioni comuni, nelle solitudini neanche tanto esibite. Questo è un clown senza nonni e padri. Oppure, poiché sempre di doppio si tratta, è tutto il contrario. Tango... Articolo di Alessandra Diodoro Marco Filippone conosce la clowneria attraverso il mondo poliedrico del Teatro di Strada. La figura del Clown, negli ultimi anni, riceve una forte riscoperta nel territorio italiano tanto da risvegliare l'interesse verso una comicità esilarante, ricca di paradossi e poeticità. Il pagliaccio (clown in italiano) è emblema essenziale del mondo circense nonché arte glorificata grazie ad essa. Viene così intrapreso un percorso creativo e poliedrico che porterà l'attore a scoprire la figura del clown detto Augusto, quello pasticcione, distratto e alquanto strampalato. Marco Filippone abbraccia, così, il carattere di quest'ultimo evidenziandone le caratteristiche non solo attraverso il costume, spesso colorato e apparentemente rimediato, ma anche grazie all'uso del naso rosso, come dalla tradizione tramandata da Byland. L'attore opera quella perfetta commistione tra il Clown tipicamente circense e il quello di strada (Tramp), sognatore e un po' straccione. Le difficoltà ad avvicinarsi a tale arte non sono poche, in quanto una buona preparazione fisica e un animo che rimane sempre un po' bambino, sono base essenziale per raggiungere è una comicità fervida ed eccentrica, dando vita a situazioni estreme e divertenti. Lo stesso Filippone rivisita e rielabora la sua concezione di Clown dandogli un stile proprio ed inedito, costruendo storie che ricalcano gag classiche, scardinandole e riadattandole a esigenze nuove e in evoluzione. Alessandra Diodoro attrice
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