Marco Filippone Marco Filippone
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Clown



Mal di Luna in... concerto?!?
Questo spettacolo ha una durata che può variare dai quarantacinque minuti ad un'ora circa a seconda delle richieste o esigenze e già questo sta a dimostrare la grande capacità di improvvisazione e la professionalità del protagonista. Ecco dunque che il simpaticissimo clown-giocoliere Mal di Luna sulla scena fa di tutto per farci capire che 'dovrebbe' eseguire un 'concerto' ma prima di riuscirci... gliene capiteranno di tutti i colori! Impacciato dalla sua pigrizia, inciampando nei suoi pasticci, catapulterà gli spettatori in una serie continua di numeri di giocoleria e di clowneria davvero fuori dal comune, per poi portare gli spettatori a godersi la gustosissima gag finale!

Luna Storta

Le Follie di Mal di Luna
Lo spettacolo del fenomenale clown-giocoliere Maldiluna inizia in un modo decisamente particolare e accattivante soprattutto per i bambini... Il suo protagonista infatti è un clown moderno e originale che riuscirà ad ammaliare gli spettatori esibendosi in divertenti e seducenti numeri in cui sarà ora comico, ora giocoliere, coinvolgerà il pubblico persino facendolo partecipare ad un numero musicale e la gag di chiusura sarà davvero insolita!

Insomma prima un tripudio di colori e poi, nella seconda parte, un elemento solo sarà protagonista: il fuoco. Eh già, perché il nostro trasformista realizzerà suggestivi numeri con il fuoco: anche queste performances saranno svolte da Maldiluna in modo professionalissimo e in perfetta forma riuscirà a camminare sul filo dell'allegria, divertendo e incantando allo stesso tempo.

Luna Storta

Il Circo di Mal di Luna
Come ogni circo che si rispetti anche quello dell'esilarante Mal di Luna
ha tanti volti, mille sfumature, attrazioni di vario tipo. Infatti i
primi momenti delle performances interpretate dal nostro
clown-giocoliere sono molto divertenti: la sua sola entrata in scena
scalda il pubblico e lo coinvolge con grinta. Ecco poi un susseguirsi
suggestivo di numeri di giocoleria, gag comiche che prevedono la
partecipazione degli spettatori e a far da contorno al tutto una vera
e propria 'colonna sonora' per dare il giusto ritmo ad ogni momento!
Ma, come dicevamo, molti sono i volti del 'circo di Mal di Luna' e così
il suo protagonista assoluto ad un certo punto sveste i panni del
simpaticone per indossare quelli dello sputafuoco, del mangiafuoco: la
musica carica l'atmosfera per il cambio di ruolo... In ogni caso
Mal di Luna riesce a rendere spassosi anche momenti suggestivi come
questi che prevedono la presenza del fuoco e così lo spettacolo rimane
gustoso per tutti, per i grandi e per i bambini, per i più e i meno
impressionabili: ognuno con il naso all'in sù a guardare le sue
performances senza dimenticarsi di ridere!

Luna Storta

Aldo Palazzeschi il saltimbanco
Chi sono?

Chi sono?
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
follìa.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non à che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
malinconìa.
Un musico allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
nostalgìa.
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
dinanzi al mio core,
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.

Questo componimento tratto da Cavalli bianchi, opera di Aldo Palazzeschi, esprime pienamente la sua 'poetica del divertimento': i versi ci propongono qui un riuscitissimo auto-ritratto del poeta.
Il non-sense fonologico caratterizza poi i versi di E lasciatemi divertire: il significato qui è nel gioco di sonorità; infatti nell'Incendiario il poeta si fa gioco della sua stessa identità.
'Del resto, Vi confesso, sono un ragazzo così buffo da convincermi talora di essermi fatto da me'. Con queste parole Palazzeschi si rivolge a Marinetti in una lettera in cui risponde con entusiasmo alla sua proposta di adesione al futurismo.


Voi venite dunque?
-Di lassù.
-Dove lassù?
-Lassù dove io rimasi sempre prima di scendere alla luce.

Queste le parole del protagonista del romanzo di Palazzeschi Il codice di Perelà e il 'lassù' di cui parla appunto Perelà è il 'nessun luogo' in cui Starobinski ha riconosciuto il luogo di appartenenza del clown che, in quanto tale, viene da un altro universo; Strarobinski dice infatti:
'Il clown è dunque colui che viene da un altro luogo, il signore di un passaggio misterioso, il contrabbandiere che supera le frontiere proibite:e allora riusciamo a capire perché al circo e sul palcoscenico si sia da sempre attribuita tanta importanza alla sua entrata.'
Perelà entra infatti in scena in modo clownesco, annunciando l'inizio di uno spettacolo, comunicando la sua irrealtà testuale e sociale. Il nostro uomo di fumo è sì un clown ma postromantico che ha perso la sua origine e vive il suo vagare come modo per trovare un punto di vista ironico. Perelà ammetterà spesso la sua 'nichilistica leggerezza': come non cogliere il doppio senso? E dopo una calorosa accoglienza gli uomini 'normali' gli riserveranno una spietata condanna e così si capirà che questo mondo non fa per lui e la 'favola aerea' di Perelà rimarrà leggera, aperta, sospesa...

Fonti: Marinetti, F. T. - Palazzeschi A. (1978), p. 4 : lettera del maggio 1909; Palazzeschi A., Il Codice di Perelà, (1911) p.21.

Luna Storta

Quale Clown?
Questo articolo può sembrare pretenzioso nella sua urgenza di fornire definizioni e classificazioni sul clown, personaggio che in realtà risulta essere un vero e proprio universo di possibilità in gran parte inesplorate. Molte scuole di teatro impostano la didattica sulla clowneria come un percorso per fare emergere il proprio clown interiore. Si parte dall'assunto che esiste un clown dentro ognuno di noi, dunque recitare la parte di un clown è molto vicino al recitare se stessi, o meglio la parte clownesca di se stessi. Queste premesse suggeriscono una forte soggettività del concetto di clown, che d'altro canto non è sfuggito a tentativi di classificazione e oggettivizzazione. La tradizione circense ci tramanda due personaggi ben definiti: bianco e augusto, mentre un lessico abbondantemente utilizzato ci suggerisce l'esistenza di un clown teatrale, di un clown tramp o addirittura di un clown clandestino. Inoltre, a completare il quadro, c'è l'immagine (più o meno stereotipata) del clown: quella figura buffa e colorata, quella maschera truccata e ingessata dal tratto distintivo e inequivocabile che è il naso rosso. Ciò che segue vuole essere una breve guida per un lettore che si avvicina per le prime volte al mondo del clown, per fornirgli un po' di chiarezza tra le varie collocazioni e classificazioni che il personaggio del clown subisce.

Il personaggio.
Si può pacificamente affermare che il clown (in italiano pagliaccio) è un personaggio, e in quanto tale non è reale. Pertanto una sua collocazione è possibile nell'immaginario, nella finzione teatrale o nel carnevale. Tutti luoghi simbolici, non reali.

Clown o pagliaccio?
La parola clown sembra essere d'origine inglese e sta ad indicare una persona sciocca, generalmente legata al mondo contadino, mentre la parola italiana pagliaccio rimanda ad un'idea di uomo finto fatto di paglia, una sorta di spaventapasseri.

Storpio?
La rappresentazione fisica del clown presenta spesso deformità più o meno evidenti. La più comune è quella del naso rosso, che suggerisce uno stato di alterazione psico-fisica: quella dell'ubriaco o del febbricitante. Altra deformità piuttosto comune è la gobba, come nel caso di Tonio, personaggio di "Pagliacci" di Leoncavallo. Non mancano all'appello piedi enormi, pance o fondi-schiena esagerati, facce dipinte fino al grottesco. Sul tema delle alterazioni fisiche, i clown sembrano dunque ereditare qualcosa dai fenomeni che affollavano il mondo dello spettacolo in epoca medievale: storpi, gobbi, nani, giganti. La deformità fisica è una possibilità, non una regola. Non è il naso rosso a fare il clown, come non lo è una gobba vistosa. I piedi piatti di Charlot o l'evidente contrasto nella fisicità di Stanlio e Ollio sono davanti agli occhi di tutti. Ma sono davvero questi i soli elementi che fanno la grandezza di questi personaggi?

Clown circense. Ripresa ed entrata.
Il ruolo del clown in un circo, è senza dubbio quello di far ridere. La clowneria, pacificamente considerata come una disciplina circense, è inserita nel contesto di uno spettacolo più ampio che vede l'avvicendarsi di trapezisti, acrobati, animali, giocolieri, funamboli e così via. Il clown si inserisce nell'economia dello spettacolo circense, tradizionalmente in due modi: ripresa ed entrata. La ripresa è un breve momento in cui il clown 'riprende' il numero appena svolto dai precedenti artisti, parodiandolo. Essa ha anche il ruolo di intrattenere il pubblico durante un cambio di scena, o durante la predisposizione del materiale necessario all'esibizione successiva. L'entrata è il momento dell'esibizione dei clown, sicuramente il più teatrale dell'intero spettacolo circense. Nell'entrata i clown hanno a disposizione un tempo meno limitato rispetto alla ripresa, in modo da permettere un performance più completa e l'espressione dell'arte della clowneria in modo più compiuto.

Il clown teatrale.
Se nel circo la clowneria è una delle tante discipline e i clown devono porsi al servizio dell'economia dell'intero spettacolo circense, nel teatro c'è la possibilità di esprimersi di più. Non ci sono limiti di tempo e i clown possono creare, sviluppare e inventare. Nascono scuole di teatro (quella di Jacques Lecoq su tutte) che pongono la figura del clown come oggetto di studio. Non solo i circensi, ma anche gli attori fanno clowneria, disciplina che si arricchisce degli elementi della recitazione.

Clown bianco e augusto.
Bianco e augusto sono due tipi di clown dai caratteri contrastanti. Il primo è elegante, sobrio, superbo, spesso fischiato dai bambini in quanto si oppone all'istintività e all'ubriachezza del secondo: l'augusto, il pasticcione. Fellini vedeva nel contrasto tra i due l'eterna lotta tra la ragione e l'istintività. Il bianco si presenta con un volto truccato interamente di bianco (simbolo di armonia), in contrasto con il naso rosso dell'augusto, simbolo di ubriachezza e ribellione.

Clown tramp.
Il clown tramp è ispirato al personaggio Charlot, in particolare riferimento al film diretto e interpretato da Charlie Chaplin 'The Tramp' (1915), in Italia conosciuto con il nome 'Charlot vagabondo' oppure semplicemente 'Il vagabondo'. E' un personaggio straccione e squattrinato, con il tipico fagotto da vagabondo, dal carattere romantico e sognatore.

Clown Clandestino.
Il clown clandestino è un clown che non dimostra di essere tale nel suo aspetto: non indossa il naso rosso, abiti eccentrici o altri segni che possano distinguerlo come tale. E' un clown non dichiarato che si esprime nel comportamento. Il clown clandestino è un elemento del percorso pedagogico del clown teatrale di Pierre Bayland, continuatore della scuola di Lecoq.

Mal di Luna

Le origini storiche della diffusione del clown
All'inizio del diciannovesimo secolo, i clown erano personaggi comici, tipici delle commedie natalizie rappresentetate nei teatri inglesi. La vera nascita dei clown tuttavia non va rintracciata in Inghliterra, bensì a Parigi nell'epoca della restaurazione, in un contesto di forte regolamentazione della pratica dello spettacolo, iniziata già in epoca napoleonica. Alcuni decreti imperiali limitavano il numero dei teatri nella capitale francese e a ciascun teatro, caffé o circo, venivano accordati i generi di spettacolo.

Si trattava di un complicato sistema di autorizzazioni e privilegi per cui, ad esempio, i caffé concerto potevano rappresentare soltanto scenette senza intreccio limitate ad un massimo di due personaggi, di cui un mimo, in un'area massima di quattro metri quadri, mentre i "Jeux Gymniques" (ex teatro di Porte Saint-Martin) era autorizzato a rappresentare esclusivamente quadri storici, parate militari, giochi acrobatici, esibizioni di lottatori e prologhi parlati con un massimo di due personaggi.

Nella Francia della restaurazione le misure restrittive continuarono a persistere (l'abolizione dei privilegi nei teatri fu abolita soltanto nel 1863), ed in questo clima, il Cirque Olympique (che un decreto del 1811 aveva collocato come teatro secondario che pertanto doveva limitarsi a rappresentare esclusivamente mimodrammi, numeri equestri, esibizioni di animali ammaestrati, dimostrazioni di forza, nonché performances di buffoni e saltatori) scritturò la troupe di comici provenienti dalle pantomime di natale dei teatri inglesi di Andrew Ducrow, sotto il nome di claune. I costumi dei clown di Ducrow affascinarono il pubblico parigino, ma ciò che più segnò il successo della figura del clown fu il fatto che esso non contravveniva alle disposizioni amministrative: era un personaggio nuovo non concorrenziale agli altri generi teatrali.

Per rappresentare una scena clownesca non c'era bisogno di speciali autorizzazioni, ragion per cui esplose la moda del clown. Di lì a poco, ogni comico parigino, equilibrista, ballerino, cavallerizzo o quant'altro, indossò il costume del clown, spacciandosi per comico inglese, al fine di aggirare i decreti e le disposizioni amministrative. Era sufficiente servirsi del costume eccentrico del clown e inserire nel proprio numero una battuta, o quello che oggi chiameremmo tormentone, al fine di sucitare l'ilarità, per essere definiti clown.

E' da ritenersi che le origini storiche della diffusione del clown siano rintracciabili nel fenomeno appena descritto, ma la nascita dell'arte del clown è un fenomeno molto complesso. E' certo che la sua diffusione a Parigi, capitale culturale del mondo nel secolo XIX, ha permesso alla figura del clown di arricchirsi del retaggio culturale del teatro e del circo europeo. Di britannico, il clown ha il nome e il costume, mentre dall'Europa continentale ha ereditato qualcosa da Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Pierrot e così via.

Fonte: "Entrate clownesche" di Tristan Rémy, Editori & Spettacolo, 2006

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